Vismara

ROVELLI

Foto Rovelli

Emanuele Rovelli non è un tecnico e un agonista, ha “un approccio godereccio alla navigazione” a vento. Costretto ad abbandonare la montagna è tornato a divertirsi con le barche a vela, una delle passioni giovanili”. Da adulto, però ha sempre veleggiato con yacht a noleggio. Finalmente si costruisce la sua prima imbarcazione facendo un Vismara, e ha scelto Mamou un V 60’ Classic

Perché ha scelto Vismara?
 
Dopo aver navigato su barche di serie ho provato un Vismara. Mi sono accorto che andava meglio a vela, che potevo navigare anche quando gli altri mettevano motore. Sentivo meglio l’aria lavorare sulle vele: in pratica perché mi sono accorto che potevo fare più ore a Vela con un Vismara che con le altre barche che avevo conosciuto prima .


Cosa ricorderà di questa esperienza?

Il momento più bello è stato la quando ho visto la mia barca finita prima del varo, finalmente completa! Avevo seguito da vicino la costruzione, ma durante la permanenza in cantiere c’erano sempre delle protezioni in opera, delle parti coperte o ancora non rifinite. Non l’ho vista per tutta la settimana prima di metterla in acqua, un po’ come fa il fidanzato con la promessa sposa il giorno prima delle nozze, e quando mi è arrivata davanti era davvero bellissima.

Che uso farà della sua barca?

Prevalentemente crocieristico, con qualche regata lunga tipo Giraglia, ma niente bastoni o regate tra le boe. E comunque l’obiettivo è il giro del Mondo, magari da fare a tappe alternando lavoro e navigazione.

La cosa più bella del suo rapporto con Vismara?

L’entusiasmo mostrato da parte del cantiere e dell’azienda in generale. L’approccio alla progettazione in grado di tirare fuori idee e soluzioni diverse dallo standard. C’è un grosso potenziale, anche se qualche volta ho notato un’eccessiva attenzione a dei dettagli di secondo piano, ma in ogni caso mi ha colpito molto la bellezza dell’oggetto che sono stati in grado di creare.


A chi consiglierebbe un Vismara?

Ho un paio di facoltosi amici che porterò al salone di Genova e farò loro visitare le barche di Alessandro, nella reciproca speranza che possano diventare armatori. Ma così a freddo consiglierei un Vismara a chi ha già avuto una barca, perché così può apprezzare meglio il surplus di valore e perché il costo è superiore a una barca di serie. Solo se sei in grado di fare il confronto puoi capire il valore dell’oggetto che hai in mano. 

Cosa ha imparato da questa esperienza?

Sono state più lezioni di vita che di vela. Ho avuto delle conferme: due teste ragionano meglio di una e quattro occhi vedono meglio di due. Quando si è disponibili e c’è una visione a 360 gradi e non fossilizzata sempre sui soliti concetti è più facile raggiungere un obiettivo interessante per tutti quelli coinvolti. In caso contrario possono nascere attriti. Quando hai un’idea chiara e logica e non chiedi l’impossibile, è solo la scarsa elasticità a impedire il dialogo costruttivo. Ho imparato anche che ogni tanto è necessario mettere dei punti fermi, anche se caratterialmente non ero portato a farlo. Infine ho imparato che vedere crescere la propria barca aiuta a conoscerla davvero: dove si trovano le cose, come funzionano e cosa fare se accade qualcosa di fuori dall’ordinario.

Quanto conta l’estetica?

Molto: è parte dell’armonia generale della barca. È stata una cosa che mi è piaciuta subito, Mamou l’ho sentita subito adatta a me. Per alcune cose, come la vivibilità a bordo, avrei preferito avere uno scafo un po’ più largo nelle uscite di poppa, ma l’aspetto classico della mia barca è  davvero straordinario.

Si rifarebbe un Vismara?

Si perché il potenziale è enorme. Starei solo un po’ più attento al rispetto dei tempi, talvolta decisi con un eccesso di ottimismo. Ma la disponibilità mostrata da Alessandro è stata totale: non vendono fumo. Hanno prodotto un bell’oggetto che ha già suscitato commenti entusiastici.

Che cosa ha detto l’armatrice?


Il lavoro è stato ripartito per aree di competenza. Io ho preso le decisioni riguardanti gli aspetti velici e di navigazione, Nicoletta, si è occupata più della parte dedicata alle necessità vitali e di accoglienza degli ospiti. Io ad alcune cose avrei rinunciato, ma avendo a bordo anche dei bambini, nei dieci giorni in cui abbiamo navigato quest’estate ce ne erano quattro a bordo, mi rendo conto che sono necessarie. In ogni caso anche lei ha trovato Mamou bellissima.